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ALMUDENA GRANDES, I baci sul pane

Guanda, 2016, pagg. 312, euro 18

i-baci-sul-pane È una gradevole sorpresa per chi si accosta alla letteratura contemporanea non solo come lettrice ma anche nella prospettiva della critica letteraria, assistere al mutamento della poetica di un autore, o anche solo del suo stile. Il work in progress di una scrittura emoziona sempre il lettore consapevole quando, eleggendolo a testimone di un’evoluzione e di una maturazione creativa, lo esorta a perseverare nella frequentazione della pagina letteraria di uno stesso autore. Continua la lettura di ALMUDENA GRANDES, I baci sul pane

I giovani e la scrittura

Intervento di Sandra Tassi al MEMO MODENA
Giovedì, 20 Ottobre 2016

 

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Cristina [della Polizia di Bologna] chiese ad Ilaria di raccontarle la storia della serata trascorsa e di come fosse finita sdraiata su una panchina.
Non reagi con sorpresa, dava l’impressione di sentire ogni giorno storie simili.

Dopo aver letto il libro di Andrea De Carlo è possibile che tutti noi finiamo per commentare allo stesso modo di Cristina; e, prima del libro, probabilmente questa è stata una reazione ripetuta davanti a casi di cronaca: una ragazza che compromette la vita a causa della droga.
In effetti, storie simili se ne sentono ogni giorno, forse per questo ci hanno indotto ad una certa superficialità di ricezione, se non addirittura indifferenza.
Storie che non sono la mia, riprendendo il titolo di un recente romanzo del francese Carrere.
Anche noi può succedere, succede; anche a noi che siamo educatori, genitori, docenti.
Ma se troviamo ancora scritto, e scritto da un ragazzo di 17 anni, che “NON REAGIAMO PIÙ CON SORPRESA, forse ci dobbiamo mettere all’erta: quali e quante “esperienze giovanili” sono ROUTINE? Esiste anche una “moda” nella cronaca quotidiana, tanto che alcuni eventi “fanno notizia” solo quando hanno molta audience?
Esiste anche una “moda” – intesa come prassi nell’accezione negativa del termine – nella gestione della didattica scolastica ?
Grazie al romanzo di Andrea abbiamo oggi, qui, per così dire, l’opportunità di ripassare un manuale di pedagogia, cioè di ritrovarci a ragionare sul termine EDUCAZIONE (in senso ampio) e quindi sulla relazione FAMIGLIA/SCUOLA/ SOCIETÀ/GRUPPO DEI PARI; sul rapporto dialettico tra FORMAZIONE e INFORMAZIONE; sul termine COMUNICAZIONE; sul rapporto tra PEDAGOGIA (intesa come scelta educativa) e PSICOLOGIA (intesa come avvicinamento a ciò che i ragazzi sono e non a ciò che dovrebbero essere).
Questioni, appunto, che compaiono ripetutamente nella storia della pedagogia.
Sotto l’aspetto più circostanziato della psicologia, poi, possiamo nuovamente chiederci che significato assegniamo veramente a espressioni ormai consolidate (tutte sottese alla narrazione, in Bianca Neve): PIACERE/BISOGNO DELLA TRASGRESSIONE; AUTOSTIMA; BISOGNI AFFETTIVI; EMOZIONI.
E, in aggiunta,vista la giovane età dell’autore, abbiamo anche l’opportunità di riflettere sul significato che può avere la scrittura per un adolescente, sul bisogno e sulla necessità di scrivere.
È da qui che vorrei sviluppare quanto ho anticipato nella premessa.
Partiamo da un dato biografico: Andrea frequenta il mondo della scrittura attraverso la cronaca giornalistica, sportiva.
Ebbene, in ogni “genere letterario” (cronaca giornalistica, autobiografia, romanzo) scrivere è INDAGINE, è rapporto tra CURIOSITÀ e RIFLESSIONE.
La protagonista del libro, Ilaria, sta per comprenderlo: il desiderio di possedere un diario è la premessa a questa scoperta: per prima cosa la scrittura è CURIOSITÀ e RIFLESSIONE verso e su se stessi. Continua la lettura di I giovani e la scrittura

Laboratorio di reading per giovani e studenti

Il laboratorio nasce per essere uno strumento di collegamento degli studenti della Scuola Media Superiore, un’offerta nella gestione del tempo libero in direzione espressivo-creativa.
– Il gruppo è aperto a tutti i ragazzi di età superiore ai 15 anni.
– E’ gratuito.
– Il laboratorio prevede una performance di lettura teatrale finale a cura de Il Leggio.

Tutte le informazioni su: I Laboratori

GUIDO CONTI, La profezia di Cittastella

 

Mondadori, 2016, pagg.318, euro 20.00

cittastellaLa profezia sta per avverarsi. Ricordate? Il vostro erede sarà colui che vi ucciderà. Morirete per mano sua, per opera del figlio nato sotto il segno del drago… è tutto scritto nelle stelle. E il drago adesso è in città. E’ venuto a cercarvi.

Guido Conti conferma senza alcun dubbio il suo grande talento di affabulatore.

Già con Il coccodrillo sull’altare (Guanda), che ha segnato il suo esordio ufficiale nel mondo della letteratura italiana degli anni ’70 (nel 1998 ha vinto il premio Chiara) fino alle recenti fiabe, di grande successo, sulla cicogna Nilou (Rizzoli, 2014) la sua scrittura piana e di grande respiro descrittivo si è imposta come elemento caratterizzante dei suoi romanzi.

Si ripropone oggi al pubblico con La profezia di Cittastella (Mondadori) laddove il romanzo di finzione e il romanzo storico si incontrano, in una narrazione “visiva” e di grande effetto cinematografico; tant’è che, come capita con sempre maggior frequenza, la partitura narrativa potrebbe godere di una immediata trasposizione cinematografica.

La vicenda si svolge nel bacino del Po. É certamente il fiume, infatti, ad essere il motore lirico della prosa di Conti, si pensi, tra gli altri, a Il tramonto sulla pianura (Guanda, 2005), e a Il grande fiume Po (Mondadori, 2012. Suggestive si ripropongono le atmosfere della bassa padana, tra Mirandola, Carpi, Concordia, e la scrittura si impregna di odori e profumi di una natura che partecipa alla vita degli uomini.

La cornice storica che si dispiega attorno al romanzo di formazione del protagonista, Ruggero, rimanda al XVI secolo. La sua crescita e le sue avventure hanno, infatti, come sfondo gli scontri sanguinosi tra signorotti locali, lanzichenecchi al sevizio dell’imperatore Carlo V e il Papa guerriero Giulio II, mentre l’ombra della peste si allunga minacciosa.

La storia di Ruggero inizia nel Novembre del 1510. Piove da giorni, il Po è sul punto di inondare le terre limitrofe alla casupola di frate Berardo, che vive solo e conosce i segreti del sottobosco e i prodigi delle piante curative. É proprio davanti alla soglia della sua abitazione che un cavallo sceglie di fermarsi: è privo di forze, ormai, e ha trasportato fino a lì una donna esanime e un neonato. Berardo lo accoglie e lo cresce, fino a scoprire che il bambino arriva dal Palazzo di Cittastella, nel regno del duca Filippo, leggendario per la sua cattiveria. Ruggero, adolescente, incontra casualmente Eleonora sulle rive del fiume, e se ne innamora. Da quel momento l’attrattiva della città diviene più forte rispetto alla serenità conosciuta presso la dimora di Berardo, che ama come un padre. Così, mentre il Duca Filippo trascorre le sue giornate asserragliato nel castello, tra lusinghe di sudditi ipocriti e circondato da astrologhi, nani e giullari, Ruggero ritorna a Cittastella, senza sapere ancora di portare con sé una maledizione che è allo stesso tempo un dono: lui solo può riscattare Cittastella dalle angherie del duca (che, tra l’altro, vuole Eleonora come fattrice di un figlio maschio) e dalla depravazione della corte.

Con una struttura narrativa che segue la linearità del tempo, tanto che il lettore può sempre più partecipare delle sorti di Ruggero, il romanzo non si discosta dal montaggio classico del romanzo di avventura; resta fedele e accondiscende a tutti gli ingredienti che hanno alimentato – nella tradizione letteraria prima e poi nella cinematografia – l’immaginario collettivo dei secoli bui della storia europea.

Compaiono personaggi “già incontrati” e dal nome quasi familiare (Eleonora stessa riconosce nel nome di Ruggero uno dei protagonisti dell’Orlando Furioso); e poi volti deturpati o bellissime apparizioni femminili, avventori e ubriaconi nelle osterie, monache e fantesche. Eroi e traditori.

Un romanzo di controtendenza quasi, La profezia di Cittastella, che riconsegna al lettore un’opera di immediato coinvolgimento e la possibilità di nutrire la fantasia sotto le mura di un castello, interrogandosi ancora se il bene trionferà sul male, pur conoscendone già, come lo impone il genere, la risposta.