La faticosa emancipazione femminile: “L’età fragile” di Donatella Di Pietrantonio

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Nel romanzo precedente, presentato nella nostra rubrica sull’educazione affettiva, Cose che non si raccontano, Antonella Lattanzi ha introdotto il concetto della fragilità all’interno di un particolare contesto affettivo, nel quale predominano sia il bisogno (personale) di maternità, sia la necessità successivamente maturata in un rapporto di coppia in cui la figura di Andrea – il suo compagno – si affievolisce gradatamente fino a lasciare la protagonista sola nelle proprie scelte. La sua fragilità si manifesta, lo abbiamo detto, soprattutto nell’incipit del romanzo, in cui l’autrice rivela paradossalmente la propria insicurezza sul ruolo materno, ripetendo a se stessa, e a noi lettori (nelle vesti del compagno), un avrei dovuto rafforzato dalla certezza che è questo che un genitore fa, è questo che una madre fa.

Espresse in un contesto narrativo assai diverso le espressioni di Lattanzi paiono trovare continuità nelle prime pagine del romanzo di Donatella Di Pietrantonio, L’età fragile, là dove Lucia – la voce narrante e la madre nella storia – ci comunica gli aspetti della sua fragilità, o incompetenza, di madre in un breve paragrafo: “è stato doloroso crescere Amanda. Io non la capivo, non capivo cosa volesse da me. Avevo paura di restare sola con lei. (…) nella sala d’attesa del pediatra le altre riconoscevano la causa del primo strillo dei loro bambini. Mia figlia piangeva e io non sapevo perché.” (pag 14)

Donatella Di Pietrantonio in Età fragile pare ereditare quasi il testimone della Lattanzi, con una figura di madre fragile, appunto, intimorita fino al limite della paura di impersonare la figura genitoriale

Di Pietrantonio, infatti, mette in campo Lucia, non una madre -per così dire- “tutta d’un pezzo”, bensì una donna che -con una figlia ormai adulta lontano da casa e che affronta problemi di diversa entità- si interroga con severità sul proprio ruolo, sulle proprie responsabilità e sulle proprie scelte. Lucia porta su di sé le tracce di una faticosa emancipazione femminile, soprattutto ha condiviso con le donne della sua generazione la stagione dell’innovazione dei rapporti familiari: vive con un padre anziano “che ha sempre deciso tutto lui”, che non ha ceduto al cambiamento, e che fa da contraltare al marito, Dario, da cui è prossima alla separazione e che sente o incontra solo occasionalmente. L’opacità di Dario fa risaltare la forza del vecchio patriarca, e sottolinea la “frattura epocale” tra i due modelli genitoriali maschili. Ma se Dario è fragile, nella sua incapacità educativa, l’anziano pastore, contrariamente per quanto appare, sembra fragile egli stesso, incapace com’è di amare (come dice Lucia nel romanzo) e refrattario a esternare i suoi sentimenti ancor più che verso la figlia, piuttosto che verso la nipote.

L’età fragile, dunque, ci vuol dire Donatella di Pietrantonio, non è identificabile con gli anni della adolescenza e della giovinezza, tempo nel quale immancabilmente si scontano i turbamenti del difficile passaggio dall’infanzia all’età adulta; la fragilità è piuttosto una caratteristica esistenziale, un comune denominatore di ogni fase della vita.

La scelta dell’autrice di introdurre nelle prime pagine del libro il personaggio di Amanda -figlia irrequieta desiderosa di abbandonare il paese di pastori e di trasferirsi a Milano -e la scelta strutturale di inserire quasi nella parte centrale della lettura il monologo di “revisione di sé” di Lucia, nonché quella di concludere il romanzo con il faro dell’explicit puntato su di lei, conduce alla comprensione che il maggior rimorso della madre è di non essere stata la madre che avrebbe voluto essere. Le “certezze educative” sulle quali aveva impostato il rapporto con la figlia, sono ragione di ripensamento: alla volontà di essere un genitore diverso dai propri, Lucia finisce per sostituire l’incertezza, ed è questa la sua fragilità.

*NB. Sia “Cose che non si raccontano che “L’età fragile” sono romanzi finalisti al Premio Strega.
Andrà fatto notare?

Sandra Tassi legge “L’età fragile” di Donatella Di Pietrantonio

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