IL GESTO E IL PROFUMO

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Linguaggi per la memoria

Un suggerimento di Sandra Tassi

Non è certo la commemorazione ufficiale del 27 Gennaio che contraddistingue chi si sente impegnato a portare il testimone della memoria rispetto a chi se ne sente sollevato: il Covid-19 ci esime dalla spettacolarità di ogni performance sui palcoscenici, dai grandi concerti istituzionali, dai discorsi di retorica che ufficializza un ricordo. Mai come quest’anno siamo lasciati soli, con la nostra possibilità e sensibilità , con le nostre coscienze, a riflettere su quel che è stato e che per parte di noi non è lecito dimenticare.

Per chi, come me, segue la letteratura contemporanea l’occhio (e il cuore) si fa più attento alle pubblicazioni che compaiono nel mese di Gennaio in libreria, in occasione della Giornata della Memoria: la tentazione al sentimentalismo è forte in molti autori, la stesura di una storia che catturi come una fiction è un facile trabocchetto per i lettori.
Vorrei dunque segnalare solo due opere meritevoli di considerazione, l’una di espressione letteraria, l’altra di espressione cinematografica.


La prima, per lo spessore dell’autore, per la sua prosa limpida, per la tematica – personale, ma che aspira a divenire collettiva – perché si interroga e ci interroga chiedendo cosa resti ai figli di chi ha vissuto la tragedia del campo di sterminio. Ora che i padri, le madri, i “salvati”, ci lasciano come e quanto e per quanto tempo possiamo essere ancora testimoni?

Il libro che vorrei consigliare è Il profumo di mio padre (Piemme) di Emanuele Fiano. Figlio di uno dei testimoni più acuti e autorevoli della shoah, Nedo Fiano – scomparso appena un mese fa – l’autore cerca nel silenzio prolungato del padre più che nelle suoi racconti orali, nel profumo che gli resta accanto dopo la sua morte naturale giunta a tarda età, la propria eredità. E le parole e la scrittura del personaggio pubblico, testimone di verità inenarrabili, passano attraverso la figura di un Nedo che è innanzitutto padre, un padre preoccupato a preservare il figlio dal racconto del male.
E agli orfani, a coloro che hanno perso i genitori in quella notte della storia, ed anche a coloro che, orfani, sono stati privati di quel racconto del male, cosa è rimasto? Dove ha cercato risposte il pensiero, dove ha trovato riposo il cuore, da dove ha avuto inizio la vita?

Un film recente ed estremamente originale nella sua levità è Resistance, che ha per straordinario protagonista il noto mimo di origini ebraiche Marcel Marceau: le sue abilità di attore divengono le risorse migliori per parlare ai bambini.

Il gesto e il profumo, inafferrabili, evanescenti, diventano in queste due opere di testimonianza della verità, linguaggio dell’inesprimibile.
Marcel si domanda come fare per consentire ai bambini della Francia occupata di sopravvivere all’incubo della loro storia; come se lo è domandato Nedo Fiano, incapace di spiegare ad Emanuele perché portava scritti dei numeri sul braccio, o perché teneva accanto a sé, sempre chiusa, una valigia.

3 commenti su “IL GESTO E IL PROFUMO”

  1. Un testo è una lettura che lasciano il segno!
    Complimenti ai realizzatori e agli attori.

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