Sándor Márai Le braci

Adelphi, 1998
Anno: prima pubblicazione 1942
Significato del titolo originale: “Le candele bruciano fino in fondo

Biografia: Sándor Márai (1900-1989) nacque a Kassa, in Slovacchia. Divenne uno scrittore ungherese e andò in esilio volontario in vari luoghi: Lipsia, Francoforte, Berlino, Parigi. Nel 1948 abbandonò l’Ungheria per sempre e nel 1989 si uccise sparandosi con una pistola. I suoi libri vennero banditi per 40 anni dall’Ungheria e il suo nome fu messo all’indice.

Genere: È un romanzo basato su considerazioni sul sentimento dell’amicizia: come nasce e si sviluppa tra due uomini e poi svanisce a causa del tradimento e del desiderio di vendetta. La storia ricorda il romanzo di Hermann Hesse “Narciso e Boccadoro”del 1930, anch’esso basato sull’amicizia. È probabile che Márai avesse letto il libro, dove Narciso rappresenta la ragione e Boccadoro la sensualità.

Trama: Il protagonista, il generale Henrik, attende il ritorno di un amico che non vede da 41 anni e 43 giorni. Nini, la fedele balia novantunenne, predispone il castello come l’ultima volta in cui i due amici si sono visti, quando era ancora in vita Krisztina, la moglie di Henrik.

Arriva Konrad, ed Henrik rievoca il loro rapporto dai tempi del collegio militare. I due ragazzi erano diversi, uno adatto a fare il soldato, l’altro più incline alla musica. Diventano amici, ma, mentre Henrik va spesso a balli e ricevimenti, Konrad – poiché non ha denaro – rimane ritirato nella sua stanza. Anche l’amore giovanile viene sperimentato solo da Henrik, con Veronica, una ballerina, e Angela, a cui piacevano i cavalli.

All’arrivo di Konrad Henrik inizia con lui un lungo discorso, che, di fatto, risulta un monologo: sull’amicizia, su cosa sia, come si formi, come si possa perderla. Konrad racconta di essere stato ai Tropici, finché i due parlano di Krisztina, ormai defunta.

Le braci del titolo alludono alla passione che non si è mai spenta: il desiderio di vendetta da parte di Henrik quando ha scoperto che Krisztina e Konrad, il suo migliore amico, erano amanti. Adesso che sono vecchi,però, il fuoco è diventato cenere ed Henrik si chiede a cosa servano il tradimento e la vendetta e le passioni umane.

Durante il periodo della loro assidua frequentazione, nella circostanza di una caccia al cervo, Konrad aveva puntato la sua arma contro Henrik e poi si era dato alla fuga. Il generale, per 41 anni e fino a quel momento, si è sempre chiesto perché il suo amico lo odiasse tanto al punto da volere ucciderlo. Henrik aveva anche trovato, in quel lasso di tempo, il diario di Krisztina, che avrebbe potuto dire la verità che Henrik cerca: ma, di comune accordo con Konrad, lo getta nel fuoco. Henrik vorrebbe sapere da Konrad se lui e Krisztina avevano architettato insieme il piano per ucciderlo, ma Konrad non risponde a questa sua domanda e radica solo i suoi sospetti. L’altra domanda di Henrik è più generica, se il senso della loro vita sia stata la passione per Krisztina. Konrad glielo conferma, poi se ne va dal castello.

Note di commento: L’amicizia tra due persone è un sentimento puro che, come l’amore, non chiede niente in cambio. Henrik lo sostiene in tutto il libro, come si è detto in un lungo monologo. L’amicizia con Konrad era stata già sul nascere “speciale”, quasi un rapporto tra gemelli, talmente erano legati e facevano le cose insieme. Proprio per questo Henrik, nei 41 anni che trascorre lontano da Konrad ma nella certezza della sua attesa, si pone molte domande su alcuni comportamenti pressoché inspiegabili dell’amico, soprattutto perché, durante una battuta di caccia, Konrad abbia cercato di ucciderlo. Ma quando si trova di fronte l’altro, ormai vecchio, invece di attaccarlo con accuse Henrik si chiede se sia suo diritto provare ancora dei sentimenti di vendetta, e se questi, dopo tanti anni, non siano ormai inutili e privi di significato.

Henrik ha vissuto 41 anni nell’attesa ed è questa attesa che lo ha fatto rimanere in vita, l’attesa del ritorno dell’amico e delle sue spiegazioni. In realtà Konrad non farà altro che evitare di rispondere alle domande di Henrik, per confermare che lo scopo della vita di entrambi sia stato amare Krisztina.

Passaggi significativi del libro
Vissero insieme sin dal primo istante, come gemelli nell’utero materno. Non ebbero bisogno di stringere patti di amicizia come fanno di solito i ragazzi della loro età […]

La loro amicizia era seria e silenziosa come tutti i grandi sentimenti destinati a durare una vita intera. E come tutti i grandi sentimenti anche questo conteneva una sorta di pudore e di senso di colpa. Non ci si può appropriare impunemente di una persona, sottraendola a tutti gli altri. Inoltre si resero conto, sin dal primo istante, che quell’incontro li avrebbe vincolati per tutta la vita”(pag. 37)

Konrad non aveva denaro sufficiente per dedicarsi agli svaghi […] la loro amicizia doveva essere salvaguardata da tutte le complicazioni causate dal denaro, da ogni ombra di invidia o di indiscrezione”(pag. 55)

La diversità di cui aveva parlato il padre conferiva a Konrad un certo potere sull’animo dell’amico.[…] In ogni rapporto di potere esiste sempre un lieve, quasi impercettibile disprezzo nei confronti di colui che dominiamo. […] Konrad parlava della società in tono leggermente ironico, un po’ sprezzante e al tempo stesso, suo malgrado, incuriosito” (pag. 57)

Il generale cominciò a prepararsi. […] Alzò le spalle. Cosa gli aveva dato la vita? Doveri e vanità.”(pag. 60)

La società coloniale: “Gli inglesi sì sanno difendersi. In valigia si portano dietro l’Inghilterra. L’arroganza cortese, il distacco, la buona educazione […] (pag. 72)

Tutto ciò a cui giurammo fedeltà non esiste più […] Quel mondo è morto. Quello nuovo non fa più per me”(pag. 81)

Sì, a volte i dettagli hanno grande importanza. In un certo senso fungono da adesivo, fissano la materia essenziale dei ricordi”(pag. 83)

Anche la solitudine è misteriosa come la giungla […] La conosco in tutte le sue forme” (pag. 89)

Ma la cosa peggiore è soffocare in sé le passioni che la solitudine gli ha accumulato dentro. […] Allora cosa fa? Vive, aspetta. Aspetta e basta, […] così come ci si prepara a un duello (pag. 89)

È stata questa attesa a mantenermi in vita” (pag. 90).

Vorrei proprio sapere […] se l’amicizia esiste veramente. […] C’è eros al fondo di tutti gli affetti e di tutte le relazioni umane.[…] Le simpatie che ho visto nascere tra gli uomini sono sempre naufragate, alla fine, nelle paludi dell’egoismo e della vanità […] L’amico, così come l’innamorato, non si aspetta di veder ricompensati i suoi sentimenti […] conosce i suoi difetti e l’accetta così com’è”. (pag. 93)

Rossella Ballotta