Dicono di noi

Rivisitare Maria di Nazareth attraverso la rilettura e la riscrittura. E’ stato questo l’obiettivo di un ciclo di tre anni di incontri del laboratorio di scrittura della scrittrice e critico letterario Sandra Tassi che hanno visto intrecciarsi le competenze della lettura tecnica e della scrittura letteraria fino ad arrivare a una riscrittura di gruppo che verrà presentata nell’evento di domenica 8 marzo, h 17, al Teatro Cittadella di Modena, “Il vento di marzo“. Un lavoro di gruppo è partito dalla lettura di tre opere di narrativa contemporanea accomunate dallo stesso tema: la figura di Maria di Nazareth, presentata da autori moderni di diversa nazionalità e credo religioso. Si tratta di “Il testamento di Maria” di Colm Toibin, uno dei maggiori scrittori irlandesi contemporanei,”Il nome della madre” di Erri De Luca e “Il vangelo dei bugiardi” della scrittrice ebrea americana Naomi Alberman. Dalla lettura, si è poi passati a una discussione guidata sui testi, per individuare il messaggio portante di ogni autore, per rinvenire in ogni lettura gli aspetti peculiari e l’originalità, sia dal punto di vista dello stile che dei contenuti. Infine il gruppo si è dedicato alla stesura di un testo a più mani, coeso nella narrazione, compatto nello stile, nuovo nella sua struttura ma, soprattutto, idoneo all’ascolto e non solo alla lettura personale. Il risultato è esattamente “Il vento di marzo”.
Invito-web
La lettura comparata e pressoché simultanea dei tre romanzi – spiega Sandra Tassi – ha indirizzato non solo la scelta dei contenuti con cui intrecciare il tessuto della nostra nuova narrazione, ma ci ha anche orientato nella caratterizzazione dei personaggi. E’ apparso evidente fin da subito che la complessità della figura di Maria, colta in momenti diversi della sua vita – la giovinezza, l’età matura e la vecchiaia – costringeva a scindere il personaggio in due voci recitanti: quella di Maria (la donna anziana, sola, che ripercorre con il ricordo i momenti più terribili vissuti come madre di un giovane poi giudicato folle, e morto crocefisso); e quella di Myriam (la ragazza-fanciulla, trepidante d’amore, che guarda con fiducia al domani, moglie del suo Josef promesso sposo).”
“Naturalmente – continua S.Tassi – se nel testo è possibile distinguerle per sottolineare una parabola di vita che porta una donna dall’incanto della maternità allo strazio della perdita del figlio, sulla scena – che è concepita al tempo presente – è Maria nella sua interezza la figura reale. Seduta nella sua antica sedia, srotola all’indietro il nastro del tempo, mentre la memoria le regala, per brevi attimi, l’illusione benefica del ricordo: dunque si trasforma in quella giovane Miriam di Nazareth avvolta dal “Vento di Marzo”, e poi da lui penetrata come in una danza, finché non ha sentito dai fianchi di essere incinta. Nell’alternanza di presente e passato, Maria dissemina le sue comuni memorie di madre fino a soffermarsi, seguendo logiche emotive e non cronologiche, su episodi esemplari: le nozze a Cana di Galilea, quando avverte il primo distacco dal figlio e la inaspettata gelida indifferenza nei suoi confronti; il proprio “esilio” forzato, lontana dai luoghi della predicazione e senza rapporti con gli “amici” e seguaci del suo Yehoshua. Tra l’uno a l’altro momento, la “visione” della polvere del deserto che invade la stanza e le infonde la carnale maternità, di cui farà tesoro fino al Calvario, testimone del suo segreto”.

Per poter ammirare il “volto di Maria” che è uscito da questi tre anni di lavoro, non resta che recarsi domenica 8 marzo a teatro.
(NOTEMODENESI, 25 Febbraio 2015)

received_344441245741994

 received_376239909228794