Britte Bohler, La decisione

Guanda, 2016 – Pagg. 200, €.15.00

È inquietante mettere la propria coscienza davanti ad una decisione, la decisione forse fondamentale di tutta una esistenza. Quella attraverso la quale testimoni definitivamente a te stesso e al mondo intero chi sei, qual è la tua patria, qual è la tua lingua, come vuoi essere ricordato dai posteri.

Un Thomas Mann inusuale, che possiamo seguire nei suoi spazi intimi e segreti, del cuore, della famiglia e della casa, a Monaco e poi a Zurigo, diviene un appassionato compagno di lettura nel romanzo di Britte Bohler, La decisione.

È già l’autore illustre di La morte a Venezia e de I Buddenbrook, è lo scrittore analitico e acuto che sta preparandosi a La storia di Giuseppe, opera ancora in fieri nel contesto del romanzo. Ciò che la Bohler vuol far qui risaltare, però, non è lo scrittore di successo, ma un uomo profondamente tormentato nel profondo.

Siamo nel 1936, tre anni prima Hitler è salito al potere: gli intellettuali tedeschi e l’opinione pubblica internazionale si aspettano da lui “l’atto d’accusa” contro il nazismo.

Lo scrittore, che già ha dovuto lasciare la propria città e la propria casa, non si è ancora allineato con i rappresentanti del mondo artistico tedesco che si sono apertamente pronunciati a sfavore dell’ideologia e della politica del Terzo Reich. Mentre ascolta la musica di Wagner, Mann si interroga per tre giorni: se si oppone al regime che ne sarà della sua vita ? E se lo asseconda, che ne sarà della sua anima?

Ciò che tormenta lo scrittore senza tregua è, il sapere che i suoi diari – che rappresentano la verità su lui stesso – sono rimasti a Monaco, nella casa che ha dovuto frettolosamente lasciare ma che credeva di rivedere presto. Quasi un esiliato a Zurigo, Mann ricorda le confessioni che ha affidato a quelle pagine: ripensa al valore degli ideali di lingua e di patria, al significato autentico della parola “Germania”.

Nel silenzio di Zurigo, mentre attende che gli vengano recapitate dal figlio le sue preziose memorie, un silenzio che persino l’amata moglie Katja rispetta religiosamente accompagnandolo con sguardi profondamente comprensivi, finalmente la decisione : la sua lettera di accusa nei confronti del nazismo comparirà sui giornali.

Come può spiegare che ha accettato di aver perso la sua patria? O meglio, che non c’è nessuna perdita, che non possono portargli via la Germania?

– Dove sono io, lì è Germania – dice, e si avvia verso il telefono.

Un romanzo assolutamente credibile, agile, condotto con una scrittura tersa e delicata che offre al lettore la sensazione di essere al fianco del grande scrittore tedesco. E chi legge non può esimersi dal recitare assieme a lui le parole profetiche di Heine: “ Là dove si bruciano i libri si finisce per bruciare anche gli uomini.”

Sandra Tassi